Il consiglio del grande medico

COSI’ LA MENTE
INFLUISCE SUL PARKINSON


di Tommaso Caraceni*

Esiste un legame tra depressione e malattia di Parkinson?

Talvolta all’esordio della malattia i parenti e il medico curante ritengono che il malato sia depresso e che tutti i sin-tomi siano conseguenze della de-pressione.

La diagnosi può non essere facile e richiede un’attenta osservazione del ma-ato.

La depressione del malato parkin-soniano è alquanto frequente, si calcola che all’incirca un terzo abbia una fles-sione del tono dell’umore.

La depressione fa parte del quadro clinico della malattia?

In altre parole, il processo morboso, responsabile delle manifestazioni mo-toriche tipiche della malattia, provoca nello stesso tempo la flessione del tono umorale, depressione e ansietà?

Secondo un’ipotesi le manifestazioni depressive sono la conseguenza della alterazione biochimica principale della malattia di Parkinson, la carenza di do-pamina e fanno parte pertanto della sin-tomatologia parkinsoniana.

L’esperienza clinica permette di rile-vare che in alcuni casi la terapia anti-parkinsoniana di per sé è in grado di migliorare sia i disturbi motori sia la depressione, mentre in altri casi è necessaria l’associazione di

un farmaco specifico antidepressivo per ottenere un cambiamento del tono dell’umore.

Un quesito importante, che viene spesso sollevato dai pazienti e dai loro parenti, è quello dell’influenza delle condizioni psicofisiche – e in particolare della depressione e dell’ansietà – sui disturbi o sulla comparsa di sintomi che possono sembrare strani.

Non è infatti infrequente osservar che un malato ha grosse difficoltà a eseguire compiti o azioni anche semplici in certi giorni e in altri, invece, non mostra la stessa difficoltà, oppure è possibile che una cattiva notizia peggiori il quadro clinico e infine può accadere che una condizione di stress faciliti la comparsa di movimenti involontari patologici, le cosiddette discienesie.

La verità è che le nostre condizioni psicologiche influenzano le attività del cervello, comprese quelle che governano i movimenti.

Pertanto l’ansietà e la depressione possono indurre un peggioramento dei tremori, ma questo peggioramento non è dovuto al progredire della malattia.

* Primario Emerito dell’ Istituto Neurologico – Besta - di Milano

Tratto da Corriere Salute del 26 maggio 2002