E’ necessario un supporto psicologico?
Questa domanda viene spesso posta dai parenti quando il malato presenta comportamenti
di sofferenza psicologica, piange frequentemente, si rinchiude in se stesso,
manifesta idee depressive o stati di ansietà.
Che la malattia abbia una origine psicologica certamente no, si tratta infatti
di una malattia organica che determina ben precise alterazioni a livello cerebrale.
D’altra parte è vero che fattori di natura psicologica possano
influenzare le manifestazioni cliniche. Infatti non è infrequente osservare
un peggioramento, il cammino diventa più lento, il tremore si accentua,
per cause apparentemente banali, quali la visita di un amico, una cena al ristorante:
uno stato di tensione emotiva o una situazione di stress di qualunque natura
può fare apparire un tremore ben controllato altrimenti dalla terapia
o accentua un modesto tremito. Così pure la sintomatologia tipica della
fase scompensata della malattia, in particolare la fase off, può essere
precipitata da una brutta notizia o da uno stato di preoccupazione per la salute
di un proprio caro. Il malato parkinsoniano, e non solo lui, va considerato
nella sua interezza (possiamo dire corpo ed anima), come persona, per cui non
è possibile separare il corpo e considerarlo uno strumento una macchina
su cui agire, senza tenere conto dei suoi sentimenti della sua intelligenza
e dei suoi desideri. Infatti le interazioni che esistono tra il nostro organismo
e la nostra mente, il nostro cervello, sono evidenti e note a tutti.
In questi casi e soprattutto in quei pazienti che hanno un eccessivo timore
per le proprie condizioni un supporto psicologico diventa utile. Il malato deve
essere rassicurato, informandolo che la malattia può essere curata, che
esistono farmaci utili per il controllo dei sintomi, che non esiste pericolo
per la sua vita, che il decorso della malattia è molto lento. Laddove
esistono poi difficoltà nelle relazioni interpersonali, soprattutto nell’ambito
famigliare, l’intervento dello psicologo potrà essere determinante
e dovrà agire non solo sul malato ma anche possibilmente su tutto il
nucleo familiare.
© 2000 LIMPE - pubblicazione luglio 2000