A
conclusione di queste osservazioni, vengono riportate le testimonianze dei partecipanti al corso.
Trattandosi di una cosa nuova che io non
conoscevo, la prima volta ero tra lo scetticismo e la curiosità. Poi mi è cominciato
a entrare nell’anima e mi è piaciuto. Mi rilassa, mi dà gioia. Speriamo che
continui. [Mario]
Anche a me è piaciuto; è interessante.
Non sono sufficienti cinque incontri. Avrei piacere di approfondire. [Albertina]
Ho trovato interessante questo corso.
Anche dagli esercizi a casa troviamo vantaggio.
E’ veramente valido. [Marino]
Anch’io vorrei continuare. Credo che noi
familiari, persone che affiancano chi sta male, siamo in tensione, preoccupati;
siamo poco attenti ai bisogni nostri. Qui ho trovato un lavoro che sento che
fa bene anche a me. [Odilia]
Tutto il bagaglio musicale acquisito ostacola
l’immediatezza dell’emissione dell’anima. Comunque penso che il lavoro sulla voce vada contro
l’aspetto più negativo del parkinson, che è chiudersi anche proprio nel senso
acustico: il fatto che si perda la voce o che si creda di perderla. Questa è
una lotta proprio sul piano più personale e di comunicazione, quindi molto utile.
[Sandro]
Anch’io mi trovo bene.[Elena]
Anche per me va bene.[Rosy]
Io sono in contraddizione con Sandro. Ho
cantato anch’io per parecchi anni. L’importante non è saper cantare, importante
è cantare. Io ho vinto quella paura che avevo essendo malato. All’inizio ero
scettico; adesso ho cambiato idea. L’esperienza è positiva, propongo di portarla
avanti. [Remo]
Sento che funziona, che può funzionare,
ma cinque volte sono poche. [Guido]
Ho un’esperienza molto particolare, perché
io, al contrario degli altri, sono stata ammalata e adesso sono guarita, perché
mi ritengo guarita. Però, se ho accettato la malattia, devo ancora accettare
il mio passato che mi causa, a volte, fuoriuscite di rabbia
che non so da dove venga e non so gestirla.
Sono molto più emotiva di com’ero; sono sempre stata una persona emotiva, adesso
lo sono ancora di più, più sensibile su tutto. Qui mi sento capita e ascoltata,
perché gli altri, per tanto siano disponibili, non arrivano a capirti, si stufano
di ascoltarti. Il corso mi aiuta a stare a contatto con gli altri, non mi piace
dire malati. Io non sono ammalata, perché per essere ammalati bisogna sentirsi
malati; mi sento particolare. Mi sono trovata bene, una bella esperienza. [Valentina]
Non è tanto importante saper cantare, ma
sentire che si riesce a buttar fuori le emozioni. E questo a me è servito moltissimo
e anch’io, essendo una familiare, pensavo di non trarre così grande beneficio.
Invece mi ha aiutato a buttar fuori anche della rabbia, della rabbia sana direi.
Sarebbe utile continuare e riuscire ad approfondire. [Pia]
Per me è stata una esperienza molto forte.
E’ un po’ come se io fossi un ponte, tra il ponte armonico e l’associazione
Parkinson. Ho avuto l’esperienza e anche la fortuna di lavorare con alcuni del
gruppo individualmente. Lavorando sulla voce, vai a lavorare su molti altri
aspetti e sento che quando si lavora in gruppo, è come una preghiera, il valore
si raddoppia, c’è un’intensità molto forte. Vi ringrazio tutti, perché è stato
bello. [Carolina]
Dalle parole che sono appena state dette
ho sentito quello che provo. Dalla forza di questo gruppo unito, che è cresciuto
un po’ alla volta e che
adesso si sente un gruppo, si possono ricavare
grandi cose. Secondo me questa è la base del corso. Per parlare poi del lavoro
con la voce e di quello che è stato fatto in questi cinque incontri, è bello
vedere come molti di voi abbiano cambiato proprio il viso, l’espressione. Vi vedo molto
più rilassati. Solo nel vedere l’atteggiamento del viso e del corpo, secondo
me i frutti già cominciano ad esserci. Sono contenta ed è stata una bella esperienza.
[Isabella]
Vi ringrazio tutti. Vorrei sottolineare,
come vi ho accennato due volte fa mentre per un attimo entrava il sole dalla
finestra, che mi sono sentita proprio come quando uno si sente veramente nel
proprio cammino. Più vado avanti in questa ricerca che chiamo “benessere con
la voce”, più mi rendo conto di quanto si può fare in tutti i campi, sia così
soltanto per aver voglia di fare un canto,
sia con tutti gli esercizi che si possono abbinare all’uso della voce. Credo
che il lavoro con il suono della voce sia un lavoro molto bello, perché ci consente
di farlo da soli, e questo è quello che vorrei succedesse durante il periodo
di pausa: ricordarvi che avete questa voce e non serve andare in farmacia a
prenderla.; l’avete a disposizione in qualsiasi momento, di giorno e di notte
e quindi potete usarla per caricare, per scaricare, per condividere. Mi piacerebbe
molto che il battesimo dei nomi che abbiamo fatto, voi lo faceste a persone
cui volete bene: un figlio, un amico, qualcuno che sentite degno di questo momento
particolare; mi piacerebbe faceste questo dono di cantare il suo nome. Il lavoro
con la voce è un lavoro che non finisce mai, perché cresce con noi, viene avanti
con noi e può essere sempre a nostra disposizione. L’uso della voce con l’armonico
è un canale preferenziale che arriva molto più velocemente là dove deve arrivare.
E’ come usare una Ferrari invece della 500. L’armonico arriva prima, sa dove
andare, cosa fare, è un po’ come un’intelligenza autonoma. Quindi vi invito
a provare su di voi. Come? Avete male a un piede, un momento di tremore più
forte, un momento di sconforto, mal di testa, provate a farvi questo momento
di armonico quando avete qualcosa che vi dà fastidio. Poi non serve sapere se
lo sto facendo bene o male, se deve essere lungo o corto, se deve essere alto
o basso, perché il suono lavora con noi; quindi ognuno di noi sentirà il suono
che deve fare in quel momento. Di solito un buon modo per capire se funziona,
è una reazione opposta, un po’ come l’omeopatia: se io sento più male vuol dire
che sta lavorando e, dopo un poco invece, dovrebbe creare uno stato di benessere
maggiore. Come tutte le cose però il suono va allenato, va capito.
Più che per la mia parte fisica, è molto importante per la parte dell’anima,
per affrontare un momento di sconforto, di solitudine, oppure anche il contrario,
per condividere un momento di gioia, di serenità, cioè far uscire questa voce
con il proprio canto. [Emanuela]